Sansepolcro e Pieve Santo Stefano 25 Aprile

Sansepolcro

È una festa “in crescendo” quella del 25 aprile a Sansepolcro, tesa a riscoprire molte storie, spesso tragiche, legate alla guerra. Anche quest’anno il ritrovo è in Via Matteotti (ore 10,30) per proseguire in corteo, insieme alla Filarmonica dei Perseveranti, verso il Parco di XXV Aprile, dove sarà collocata una corona ai piedi del monumento. Alla presenza delle Autorità cittadine, delle Forze Armate, delle Associazioni di Partigiani, ex-Combattenti e Reduci, delle organizzazioni di pronto intervento e delle rappresentanze politiche e sindacali, anche quest’anno l’A.N.P.I. di Sansepolcro renderà omaggio al sacrificio e all’impegno di alcune persone, consegnando una targa ai familiari. Preceduta dalla lettura di alcuni brani riferiti alle “donne della Resistenza”, verrà ricordata la vicenda della giovane pastaia Maria Besi, trucidata dai soldati tedeschi alle Tovagliole dopo che il marito ed il fratello attaccarono i militari di guardia alla stalla dove era tenuta in ostaggio con altre persone. Oggi è possibile sapere tutto (dal nome dei soldati uccisi durante il conflitto a fuoco, sepolti poi in corrispondenza del cimitero di San Martino, a quello del modello di pistola, ovvero una vecchia Steiner a canna lunga), ogni dettaglio tranne il modo brutale in cui fu uccisa. Occorre rimarcare il coraggio di questa giovane perché i militari tedeschi, avendo udito il marito che gridava “Maria scappa…!”, minacciarono di uccidere tutti gli ostaggi se non avessero saputo chi era Maria. Davanti a questo rischio, Maria Besi (madre di Nadia, una bambina di pochi mesi) si fece forza e confessò la sua identità. Purtroppo anche recentemente Sansepolcro ha conosciuto episodi di violenza sulle donne ed è uno strano caso che quei partigiani morti recentemente siano stati tumulati tutti intorno (quasi come una corona di petali) alla nipote del loro vecchio compagno Armando Zanchi, detto “Alì” a causa del carnato scuro che indusse gli inglesi a crederlo un loro soldato indiano. Senza nulla togliere ad altri militanti del movimento resistenziale (ai quali degna attenzione sarà riservata in altre occasioni), quest’anno verrà onorata la memoria di Armando Pigolotti, Francesco Marcelli e Orlando Pucci. Armando Pigolotti (alla cui famiglia vanno i ringraziamenti del Museo e Biblioteca della Resistenza per la pubblicazione di alcune storie) fu l’unico a scampare all’agguato mortale teso dai militi nazifascisti alla pattuglia che, il 3 giugno 1944, scendeva dalla Spinella verso la Montagna. Adriano si nascose sotto un masso e vi restò fermo, paralizzato anche dalla presenza di una vipera, ma il suo giovane amico Agostino Bucciovini fu catturato e, legato ad un mulo, trascinato fino al Pian delle Capanne. Fu Orlando Pucci, una volta trovatone il corpo, a darne notizia al padre e questo episodio segnò per sempre la vita di quest’uomo, attivo come sindacalista e uomo politico, che ha concluso la sua esistenza ricoprendo la carica di Presidente della locale Sez. A.N.P.I. A quello stesso rastrellamento (conosciuto con il nome in codice di Operazione “Kastanie”) sfuggì anche Francesco “Sguillo” Marcelli, rifugiatosi sotto uno scoglio con l’acqua gelida che per tutta la notte gli scorse lungo la schiena. Al mattino “Sguillo” riuscì poi a sfuggire all’accerchiamento ed a raggiungere la casa della sua fidanzata Elia, a cui fu sempre legato fin da quando si conobbero fuori del cinema. Al di là dei fatti noti, c’è un aspetto comune che riguarda la vita intima di queste coppie ed è rappresentato dal quel vincolo tanto indissolubile da mantenersi saldo anche oggi che i mariti sono deceduti. La loro testimonianza di queste mogli (Silvana, Elia e ancora Silvana) è un esempio ed un dono per le generazioni future, già pronte, però, a raccoglierne in qualche modo l’eredità. Infatti, a causa delle drammatiche vicende che collegano idealmente la Valtiberina con la comunità di Onna (teatro, nel giugno del ’44, di una strage compiuta dagli stessi soldati tedeschi della 114a Divisione Cacciatori) un folto gruppo di studenti dell’Istituto Tecnico Commerciale “Fra’ Luca Pacioli” ha pensato di istituire un ponte verso quei coetanei che hanno subito l’onda devastante del terremoto. Ricerche e racconti da loro svolti saranno pubblicati con l’aiuto del Museo e Biblioteca della Resistenza (fondato da Odilio Goretti) ed i proventi saranno devoluti a favore della popolazione abruzzese colpita dal sisma. Non è l’unica iniziativa svolta insieme alle scuole, perché una borsa di studio intitolata all’ex-Sindaco di Sansepolcro Ottorino Goretti sarà bandita insieme al Liceo Statale di Sansepolcro per la realizzazione del sito web del Museo e Biblioteca della Resistenza. Infine una targa sarà consegnata anche al Gruppo Comunale Volontari della Protezione Civile di Sansepolcro e della Valtiberina Toscana: un doveroso ringraziamento per l’aiuto prestato e per l’importante lavoro svolto (soprattutto in queste ultime settimane), un atto che si rinnoverà nei prossimi anni con analoghi riconoscimenti ad altre organizzazioni cittadine.

Pieve Santo Stefano

La comunità di Pieve S. Stefano si appresta a vivere momenti di intensa emozione dopo la grande partecipazione popolare che contraddistinse le celebrazioni dello scorso anno a Madonnuccia.
Con il patrocinio del Comune di Pieve S. Stefano (“Croce di Guerra al Valore Militare”), il Circolo  ARCI  “Bororo” in collaborazione con l’A.N.PI. di Sansepolcro, il Comitato Familiari Vittime della Guerra e le Associazioni ex-Combattenti e Reduci ha organizzato una “Festa della Liberazione” a 65 anni dalla distruzione di Pieve e dal passaggio del fronte in Valtiberina
Sabato 25 aprile il ritrovo è quindi alle ore 9 in Piazza Europa per salire (a piedi, in bici, o in auto) verso la fonte dell’Acquaiola, nei pressi della quale sono state perimetrate e ripulite le lapidi a ricordo della tragica morte dei fratelli Elmo e Quinto Romolini, di Domenico Bragagni e Luigi Veri e di Leo Marchetti e Guido Manenti.
Le prime morti sono collegate alla rappresaglia scatenatasi a Chiusi della Verna il 14 giugno 1944 a seguito dell’uccisione di un graduato dell’esercito tedesco avvenuta durante uno scontro a fuoco con alcuni slavi.
Dopo aver massacrato 11 persone a Chiusi (tra cui una suora ed il Padre guardiano della Verna), una camionetta di soldati iniziò a percorrere la strada verso Pieve sparando a chiunque incontrasse.
I primi ad essere colpiti furono due barocciai, Domenico Bragagni e Luigi Veri, che avevano dato un passaggio a due donne. Dietro alle loro suppliche, i tedeschi lasciarono andare via le donne che fuggirono nel campo sottostante, mentre i due uomini venivano uccisi. Risalite sulla strada, le stesse si trovano di fronte ad un’altra scena agghiacciante.
Infatti i due commercianti di Fragaiolo Elmo e Quinto Romolini (padri, rispettivamente, di dieci e cinque figli) stavano tornando dal mercato di Pieve, quando furono sorpresi dalla medesima camionetta prima di imboccare la scorciatoia per Caprese.
Tuttavia le morti continuarono anche dopo il passaggio del fronte. Insieme a quella di un cantoniere a Fontandrone, alle Fontanelle morirono due giovani (Marchetti e Manenti) che cuocevano la calce nella fornace allestita in mezzo ad un campo. Andati alla fonte per prendere l’acqua necessaria a spengere la calce, essi saltarono su una mina esplosa al passaggio della botte piena d’acqua che dalla fonte stavano rotolando verso la fornace.
La mattinata si concluderà con un pranzo (per prenotazioni: 338 8338035), ma avrà un’appendice nella serata di giovedì 30 aprile, quando alle ore 17,30 il Sindaco di Pieve S. Stefano collocherà, insieme alle altre Autorità, una corona in corrispondenza della lapide alla Croce di Guerra al Valor Militare
In collaborazione con il Museo e Biblioteca della Resistenza di Sansepolcro, alle ore 18, presso il Municipio, il Gen. Giovanni Marizza (esperto NATO in operazioni di peacekeeping) terrà una conferenza molto importante che, prendendo spunto dal suo libro “La prima (ed ultima) guerra mondiale”, consentirà di discutere delle aree di crisi e del possibile ruolo dell’Unione Europea nei processi di stabilizzazione.
Lo spunto è offerto da un fatto storico (realmente accaduto, quindi) rappresentato dalla scelta degli Stati Uniti di adottare l’inglese come lingua ufficiale, ma come sarebbe cambiato il corso della Storia se negli USA si fosse deciso di parlare il tedesco?

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A. Bertocci

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